Le consulte rionali e l’abbandono del bilancio participato

Definire, come ha fatto il Presidente del consiglio comunale, l’accordo di maggioranza sulle consulte rionali una “svolta di politica democratica” è quanto meno azzardato. A chi deve rivolgersi un cittadino che non gradisca il tramite di un consigliere comunale? Deve cercare un canale tramite amici degli amici? Deve adeguarsi e cedere dando un colore politico ai suoi bisogni, ai suoi problemi? A chi deve rivolgersi un gruppo di cittadini che ha una proposta o una richiesta da fare all’amministrazione comunale? Lo Statuto e i regolamenti attuativi recitano forme contrastanti, comunque si tratta di raccogliere da 200 a 400 firme, magari con documento certificato ed entro 90 giorni da quando il Comune si è degnato di accogliere la richiesta. Un aggiornamento va fatto assolutamente, ma non nel senso di politicizzare ancora di più la rappresentanza altrimenti si torna indietro di decenni e ne giovano in pochi, i soliti. La nostra proposta è di abbassare drasticamente il numero di firme necessarie per poter presentare un’istanza, e trovare la formula perché il Sindaco non possa ignorare le richieste così pervenute. Non è democratica un’amministrazione che non risponde, o peggio che risponde “non avete titolo a chiedere, in futuro varrà il silenzio negazione” (era il 2015). Sono anni che denunciamo l’inadeguatezza dell’apparato burocratico cittadino e la poca attenzione nei confronti dei problemi che i singoli vorrebbero portare davanti al Sindaco, e questi sono aspetti che pare non dipendano né dall’età né dall’ideologia politica di chi siede a Palazzo Borghi. Per semplici richieste capita di trovare format on line da compilare che gli stessi impiegati non conoscono, ci sono denunce di comportamenti al limite del penale che non vengono ascoltate, ci sono disoccupati ai quali non si risponde adeguatamente, come inadeguata è la risposta per i senzatetto, per chi reclama sicurezza e decoro. Gli amministratori comunali hanno molte strade per sondare le necessità dei cittadini, e non è un mistero che il M5S appoggi la soluzione del bilancio partecipativo. Questo non significa che la soluzione della precedente giunta di centro sinistra incontrasse i nostri favori, anzi aveva molti difetti che a nostro avviso ne snaturavano l’intento: far decidere ai cittadini come spendere una parte del budget di bilancio. Quello che mancava era il riconoscimento di figure della società civile (non politica) che dessero voce ad un quartiere, ad un gruppo di persone impegnate nel sociale, interessate ad aspetti particolari della mobilità, etc così che il Comune le consultasse per stilare una serie di proposte da far votare agli aventi diritto, magari a partire dai 16 anni di età, e comprendendo anche chi paga le tasse al Comune. Queste proposte sarebbero dovute essere diverse per capitolo di spesa e coordinate in un piano a medio termine. Si pensi a quanto sia difficile terminare un percorso ciclabile cittadino in un anno, meglio farlo in cinque anni e collegare in maniera omogenea vari quartieri, senza che questo impegno blocchi opere nei parchi o la rete Wi-Fi o altro.
Il centro destra gallaratese invece si è sempre detto contrario a qualsiasi forma di bilancio partecipativo, infatti il ricorso a queste consulte rionali lo elimina. A loro avviso chi amministra è il professionista che sa come e dove spendere il nostro denaro. In questo contesto si dovevano inserire le consulte come strumento democratico, ma solo se fossero state apolitiche e composte da un numero importante di cittadini, invece si tratterà di un manipolo politicizzato che poco o nulla potrà fare se non prendersi il merito di piccoli e grandi interventi. Abbiamo sentito parlare di 7 persone per rione scelte a seconda del colore politico, poi sono scese a 5 persone elette nel quartiere, ma ci chiediamo come possano queste ai Ronchi per esempio rappresentare 14mila cittadini! Abbiamo anche assistito al siparietto degli emendamenti di FI ai quali la Lega ha ceduto sacrificando la consulta degli stranieri ancor prima di iniziare la seduta di consiglio, giusto in caso qualcuno ancora pensasse che Cassani sia il sindaco di tutti. A giugno è già stata eletta una giunta, non serve che altri fingano di non essere politici per indirizzare risorse pubbliche che comunque il Comune dovrebbe usare per i servizi al cittadino. È esattamente a questo che servirebbe un serio bilancio partecipativo, cioè a dare voce anche a chi non si sente rappresentato dalla giunta, nemmeno dall’opposizione. Monitoriamo da vicino l’operato del Sindaco Cassani su questo ed altri fronti, come l’ospedale e l’inceneritore tanto per citarne un paio. Chi volesse contattarci può farlo alla mail [email protected] o può venirci a trovare il martedì alle 21:00 presso il Cuac di Via Torino 64 a Gallarate.

Attivisti del Movimento 5 Stelle di Gallarate
www.gallarateinmovimento.it

Precedente Gallarate: non si riesce proprio a trovare un Sindaco di TUTTI Successivo La salute dei Cittadini non è merce per i privati