Gallarate, la sicurezza e il degrado

Gallarate e la sicurezza percepita… e il degrado

 

Un uomo urina sulla biblioteca
Un uomo urina sulla biblioteca

È intollerabile che ci siano cittadini liberi di insozzare impunemente la nostra città. Questo è valido per coloro che non sanno distinguere il colore del sacco della differenziata, per coloro che deturpano il bene pubblico e privato, per i bombolettari che dai veri writers avrebbero da imparare, e non ultimi per quelli che scambiano le pareti e i giardini per bagni pubblici.

L’amministrazione ha più spunti di riflessione in proposito, da più lati. Noi per primi l’abbiamo invitata a riflettere su Amsc, sui servizi ai cittadini, sulla manutenzione dei parchi e ora anche sulla sicurezza percepita dai gallaratesi. È impossibile che il Primo Cittadino non conosca i punti di maggior disagio in città, visto che efficienti forze dell’ordine, pagate da noi, monitorano le strade. Invece l’immobilismo amministrativo diventa complice del conflitto sociale tra il gallaratese medio che non ne può più, e dall’altra parte chi si sente discriminato, solitamente immigranti da Magreb, Sud America, Asia meridionale. È sconcertante dover assistere a sacrosante lamentele che si colorano d’insulti razziali. Ancora peggio è assistere a deliberati atti vandalici su automobili e vetrine, perché questi sono ad opera dei “nostri” figli.
Partiamo dal presupposto che in Italia non è il Sindaco che decide chi può abitare la città che ha l’onore di amministrare. Però quella figura amministrativa alle nostre dipendenze ha molti strumenti per far sì che i nativi e nuovi arrivati possano coabitare. Spesso vengono in Italia da paesi nei quali l’idea di igiene, privacy e decenza sono molto diverse dalle nostre, e si trovano qui senza aver prima imparato quello che per noi è importante. A ciò si aggiunge l’astio che purtroppo c’è nella nostra società nei loro confronti, un po’ come 40 anni fa si leggeva sui portoni “non si affitta ai meridionali [non affittiamo a terroni]”.

 

una vetrina in centro vandalizzata
una vetrina in centro vandalizzata

 

Questi emarginati finiscono spesso per raccogliersi in gruppi, creano le loro regole e la convivenza è minata alla base. Si legge di anziani italiani insultati per aver ripreso un ragazzo che in pieno giorno urinava sul portone di casa, e se ne vedono le immagini quasi ogni giorno. Questo sta portando all’esasperazione, molto lontana dall’accoglienza sbandierata da Palazzo Borghi.

Alcuni suggeriscono che i bagni dei bar sono obbligatoriamente pubblici, ma non è compito del barista di zona, come non è normale che non ci sia una toilette in nessuno dei parchi comunali. Una riflessione di buon senso: invece di adibire la zona della biblioteca a vespasiano e discarica di vetro, invece di lasciare operare indisturbati dei frustrati incivili, non sarebbe possibile approntare servizi igienici, lampioni più fitti, telecamere e intensificare il passaggio della Municipale? Quando quest’ultima viene chiamata, spesso ci si sente rispondere che “non avendolo colto in fragranza non potremmo intervenire, porti pazienza …”
Ci sfugge infine il criterio sulle sanzioni inflitte, le quali sembrano ricorrere con precisione solo quando sono di facile riscossione e con grandi profitti. Giustamente un parchimetro scaduto deve essere multato, ma pare che non valga altrettanto per chi parcheggia sul marciapiede, magari su una ciclabile (le ciclabili di Gallarate sono una opinione…) poiché l’Ausiliario alla sosta non può, si deve aspettare la Municipale. Altro caso particolare è Amsc, dove sembra che il furto sia tollerato; pare che chi è preposto al controllo possa permettersi di non renderne conto ai cittadini, al massimo si interviene su un contabile.

La Polizia Municipale è già impegnata in una quantità di compiti, e a brevissimo avrà anche doveri amministrativi a Cardano al Campo. Tutti quei compiti contemporanei sono troppi? Sono mal distribuiti? Manca personale? È mal impiegato? Aumenterà con i nuovi impegni presi? E se sì, in che misura, con che criteri di assunzione, di impiego e retribuzione?

 

Gli attivisti di Gallarate in Movimento

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